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dott. Edoardo Balli

Tech neck: il dolore cervicale da smartphone e computer

Pubblicato da Dossier Salute il

Il “tech neck” è il dolore cervicale legato all’uso prolungato di smartphone e computer, causato
dal carico eccessivo che la testa flessa in avanti esercita sulle vertebre cervicali. Un fenomeno
sempre più diffuso, che colpisce soprattutto chi trascorre molte ore al giorno con lo sguardo
rivolto verso il basso, verso uno schermo.
In sintesi

  • Il tech neck è la cervicalgia legata alla postura flessa mantenuta a lungo davanti a smartphone e computer.
  • A 30° di flessione del collo, il carico sulla colonna cervicale sale fino a circa 18 kg, contro i 4- 5 kg in posizione neutra.
  • Circa 1 studente universitario su 2 riferisce episodi ricorrenti di dolore cervicale legati all’uso dello smartphone.
  • Oltre il 40% degli adolescenti riporta almeno un episodio di cervicalgia nell’ultimo anno.
  • Un percorso riabilitativo mirato può ridurre gli episodi ricorrenti di cervicalgia del 45-60%.

Cos’è il tech neck e perché il carico sulla colonna cervicale aumenta così tanto

Il tech neck, termine con cui si indica la cervicalgia associata all’uso prolungato di dispositivi
digitali, nasce da un meccanismo biomeccanico ben documentato: quando la testa viene flessa in
avanti per guardare lo schermo di uno smartphone tenuto in basso, il carico che la colonna
cervicale deve sostenere aumenta in modo non lineare rispetto alla posizione neutra. Uno studio
pubblicato su Surgical Technology International ha quantificato questo fenomeno, stimando che
una flessione di circa 30 gradi porti il carico effettivo sulla colonna cervicale fino a circa 18
chilogrammi, contro i 4-5 chilogrammi che la testa esercita normalmente in posizione neutra, un
carico che aumenta ulteriormente all’aumentare dell’angolo di flessione.


Questo sovraccarico ripetuto e prolungato nel tempo, tipico di chi consulta lo smartphone per ore
ogni giorno o lavora al computer con una postazione non ergonomica, sollecita in modo eccessivo
i muscoli posteriori del collo, che devono contrarsi costantemente per contrastare la forza di
gravità sulla testa flessa, e può alla lunga contribuire a un affaticamento muscolare cronico, a
rigidità cervicale e a una vera e propria cervicalgia posturale, un disturbo che diversi studi
epidemiologici recenti confermano essere in crescita, soprattutto tra le fasce di popolazione più
giovani.

Quanto è diffuso il problema e cosa dice la ricerca scientifica

I dati epidemiologici raccolti negli ultimi anni restituiscono un quadro chiaro della diffusione del
fenomeno: uno studio pubblicato su BMC Public Health ha rilevato che circa uno studente
universitario su due riferisce episodi ricorrenti di dolore cervicale legati all’uso dello
smartphone, mentre una ricerca pubblicata sul Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy
ha evidenziato che oltre il 40% degli adolescenti riporta almeno un episodio di cervicalgia
nell’arco dell’ultimo anno, un dato che pone l’attenzione sulla necessità di interventi preventivi
mirati fin dalla giovane età.

Questi numeri, insieme alla crescente diffusione dello smart working e dell’uso di dispositivi
digitali in ogni fascia d’età, spiegano perché il tech neck sia oggi oggetto di crescente attenzione
da parte della comunità scientifica riabilitativa, che ne studia non solo l’impatto biomeccanico
immediato, ma anche le conseguenze a lungo termine su postura, mobilità cervicale e qualità
della vita di chi ne è affetto, includendo un possibile ruolo nell’insorgenza di cefalea
secondaria alla tensione muscolare cervicale.

Cosa cambia per il paziente e come affrontare il problema

Riconoscere il tech neck come una condizione con una causa biomeccanica precisa, anziché un
generico “mal di collo” da attribuire alla stanchezza, rappresenta un primo passo utile per chi
convive quotidianamente con questo disturbo, spesso senza aver mai collegato i propri sintomi al
tempo trascorso con lo sguardo rivolto verso il basso su uno schermo. Il Dott. Edoardo Balli,
fisioterapista OMPT a Prato specializzato in disordini muscolo-scheletrici, sottolinea come un
percorso riabilitativo mirato, che agisca sia sulla componente posturale sia sul rinforzo della
muscolatura cervicale profonda, possa ridurre significativamente la frequenza degli episodi di
cervicalgia ricorrente, con una riduzione stimata dal 45 al 60% secondo i protocolli riabilitativi
attualmente più utilizzati.


Un percorso di questo tipo prevede tipicamente una valutazione muscolo-scheletrica
approfondita, un programma di esercizio terapeutico mirato al rinforzo dei muscoli flessori
profondi del collo e delle scapole, e alcune indicazioni pratiche sull’ergonomia della postazione di
lavoro e sull’altezza a cui tenere lo smartphone durante l’uso quotidiano, per ridurre
progressivamente il carico cumulativo sulla colonna cervicale nel corso della giornata.

FAQ

Cos’è esattamente il tech neck? È la cervicalgia legata alla postura flessa mantenuta a lungo
davanti a smartphone e computer.

Quanto aumenta il carico sul collo quando si guarda in basso lo smartphone? A 30° di
flessione il carico sale fino a circa 18 kg, contro i 4-5 kg in posizione neutra.

Il tech neck riguarda soprattutto i giovani? È molto diffuso tra adolescenti e universitari, ma
colpisce chiunque usi a lungo dispositivi digitali con postura scorretta.

Un percorso riabilitativo può davvero ridurre i sintomi? Sì, i protocolli riabilitativi mirati
possono ridurre gli episodi ricorrenti di cervicalgia del 45-60%.

Basta cambiare postura per risolvere il tech neck? L’ergonomia aiuta, ma un percorso
completo prevede anche esercizio terapeutico mirato al rinforzo muscolare.

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